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Contenuti on-line: modernizzare le norme, per favorire nuovi modelli tecnologici, di business e di consumo

Streaming utilizzato dall'84% dei consumatori italiani di musica. Copia privata verso l'obsolescenza fisiologica.

Roma, 11 febbraio 2020 - Cresce il consumo di contenuti online, che vengono fruiti sempre più in streaming, cioè senza farne copia su supporti fisici, come smartphone e pc. È una tendenza che investe musica, film, sport e che va incoraggiata con norme adeguate ai tempi.  Sono queste le indicazioni presentate da Anitec-Assinform e Confindustria Digitale ai membri della Commissione Interparlamentare Innovazione riunitasi oggi a Roma, sulla base di una ricerca condotta da Nielsen.

Per Cesare Avenia, Presidente di Confindustria Digitale “I dati confermano che lo streaming è divenuto un vero e proprio motore di crescita per l'industria dei contenuti: da qui l'urgenza di superare le vecchie regole dell'equo compenso che ancora gravano sui dispositivi elettronici, continuando a penalizzare consumatori e produttori. E' necessario aggiornare la normativa in materia di diritto d'autore per giungere a una regolazione in grado di accompagnare il trend dominante della domanda, favorendo anche in Italia l'innovazione tecnologica e lo sviluppo dei nuovi modelli di business".

Entrando nel dettaglio della ricerca Nielsen i dati evidenziano che il mercato dei contenuti, grazie all’evoluzione dei servizi, consolida il trend verso modalità di fruizione delle opere di ingegno sempre più accessibili, economiche e svincolate dalla «vecchia» copia fisica o digitale. I consumatori prediligono sempre di più i servizi in streaming on-demand che hanno anche il vantaggio di non «appesantire» le memorie di PC, smartphone e tablet. Solo per quanto riguarda gli smartphone, gli ultimi dati disponibili (Q3 2018) mostrano che il numero di consumatori che ascoltano musica tramite servizi di streaming on-demand è risultato dell’84%, in netta crescita rispetto a quanto evidenziato dalla ricerca Quorum, commissionata nel 2014 dal MiBAC (67%). A ottobre 2018, 30,8 milioni di italiani hanno fruito di contenuti streaming in mobilità.

Questo mentre il mercato mondiale della musica ha registrato il suo quarto anno consecutivo di crescita e la parte digitale dei ricavi è cresciuta del 21,1% arrivando a 10,1 miliardi di Euro, il 58,9% del totale. Solo in Europa, i ricavi generati dai servizi di streaming premium hanno segnato un incremento del 29,2% nel 2018, senza contare la remunerazione generata dai servizi free/advertised based.Il tutto si iscrive in un trend mondiale ove, guardando solo a YouTube, sono 6 i miliardi di dollari di ricavi ritornati  all’industria musicale, dei quali più di 1,8 tra settembre 2017 e ottobre 2018. E sempre su scala mondiale, si stima che i ricavi dal digitale per l’industria audiovisiva raggiungeranno i 107 miliardi di euro nel 2022 (vs 57.8 miliardi nel 2017).

 In sintesi, Anitec-Assinform e Confindustria Digitale, chiedono al Parlamento di impegnarsi per adeguare le normative su equo compenso  e Direttiva Copyright al mutato quadro delle modalità di consumo dei contenuti digitali; di agevolare a livello normativo lo sviluppo di servizi streaming contribuendo così alla diffusione delle nuove tecnologie e alla riduzione dei costi di fruizione; di aggiornare la normativa in materia di diritto d'autore, contemperando la tutela del copyright con le mutate abitudini dei consumatori che vedono le memorie utilizzate prevalentemente per gestire contenuti autoprodotti e la crescita dell'uso di sistemi di content on licence.  

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